Essere Yogi nel tempo dell’agire

Quando si pensa alla spiritualità, alla meditazione, alle esperienze trascendenti comunemente si pensa a qualcosa di lontano dall’azione, qualcosa di etereo.Quando al contrario si pensa all’azione si pensa ordinariamente a qualcosa di lontano dalla vita spirituale e dall’esperienza trascendente.
A cosa serve un’esperienza spirituale se non a trasformare colui che sperimenta? Ma se colui che sperimenta è ordinario nell’azione e nella vita, a cosa serve la sua conoscenza?

L’azione vitale fine a se stessa è una necessità della natura: nutrirsi vestirsi ecc. Anche azioni che sembrano più complesse rispondono a necessità vitali: attività all’aria aperta, vacanze ecc. Queste non sono superiori all’azione animale soggetta alla natura la quale ha comunque una propria complessità. L’azione umana è trasformazione. È l’attuazione del pensiero, dell’idea, dell’intuizione. Per lo Yogi, per chi vive la vita spirituale non c’è nulla di più importante ed elevato dell’azione essa è portare sul piano fisico la conoscenza, la bellezza, la trascendenza. Quindi la persona spirituale satvica deve distinguersi per la capacità di agire, trasformare e non lasciare in mano questo potere a chi è motivato dall’ego e dal possesso. Trasformato sé stesso lo yogi agisce con semplicità e naturalezza, come un’onda si espande da un punto in cui ha origine una vibrazione.

Lo yogi se fa della propria vita conoscenza e azione si completa e torna alla fine della vita fisica alla vita spirituale soddisfatto del lavoro fatto portando con sé questo stato eternamente. L’azione anche la più semplice ed ordinaria se vissuta in uno stato di coscienza elevato è una cosa meravigliosa; unisce il mondo trascendente al mondo fisico e trasforma il piano materiale in un luogo trascendente, un paradiso di conoscenza sulla terra.